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mercoledì 15 maggio 2013

lettera aperta ad Antonio Conte


Caro Antonio
Molti ti hanno chiamato il predestinato e per certi versi avevano ragione, alla fine hai ottenuto quello che avevi sempre desiderato, vincere alla guida della tua Juventus.
Hai vinto due scudetti “all’esordio” in largo anticipo sui programmi stabiliti con Andrea Agnelli e Marotta, programmi che prevedevano il titolo alla terza stagione.
Hai avuto tra le mani il miglior organico dal 2006 e hai avuto in rosa giocatori che sotto la tua guida sono esplosi, come Vidal e Pogba.
Capisco che il sogno si chiama Champions, ma i sogni non si realizzano con gli ultimatum, viceversa si costruiscono con l’impegno e il lavoro giorno dopo giorno.
L’equazione “campioni = Champions” non è sempre corretta, anzi, lo è quasi di rado. Ti invito a riflettere sulle corazzate di Lippi e Capello che in Europa hanno quasi sempre fallito senza lasciare il segno.
Ti invito, altresì, a considerare le due partite tre Barcellona e Bayern, gli spagnoli non mancavano certo di top player, nonostante ciò né hanno presi sette uscendo malissimo dalla Champions.

Misurarsi con le grandi d’Europa non è cosa facile, ma per competere non bastano i grandi nomi, necessita invece una grandissima forza e forma atletica al servizio di un gioco fresco e corale. E mi dispiace dirlo, ma da questo punto di vista la tua/nostra Juve difetta clamorosamente.
In questi due anni lo schema base della Juve è stato palla a Pirlo che smistava agli esterni o verticalizzava per gli attaccanti, questa struttura di gioco poteva bastare per un po’ in Italia, ma all’estero non funziona e il gioco corale e spumeggiante del Bayern né è la dimostrazione.
Questo deve essere il tuo lavoro in questa stagione e nelle venture, rendere la rosa atleticamente forte per tutta la stagione e dotarla di varianti tecniche che permettano lo sviluppo di un gioco corale, fresco e dinamico, altrimenti la Champions la vinceranno sempre gli altri.

Stai già scrivendo la storia del club, due scudetti all’esordio in panchina con una squadra che veniva da 5 anni di inferno dantesco, condito da umilianti settimi posti.
Puoi continuare a scriverla e potrai diventare leggenda, ma tutto necessita di tempo, lavoro e sacrifici.
Quindi pur condividendo la sostanza delle tue richieste, mantieni saldo il timone della nave bianconera ancora a lungo, eri capitano in campo ed ora lo sei in panca.

martedì 14 maggio 2013

Risposta sconcertata a Sconcerti


Nel suo blog sul Corriere della Sera, ( leggi ) Mario Sconcerti ha lanciato il sasso nascondendo non solo la mano, ma tutto il corpo.
Il sasso “virtuale” è la polemico sul numero di scudetti vinti dalla Juventus, un ragionamento, il suo, apparentemente dai toni bassi in cui sembra, nella prima parte, dare un contentino ai milioni di tifosi Juventini nonché lettori del Corriere.
Scrive, tra le altre cose, che uno scudetto non può essere revocato se non lo si era vinto, quindi la Juventus ha vinto 31 scudetti di cui revocato e uno non assegnato.
Poi nel finale si pone una serie di domande in cui invita i lettori a dare un opinione sul divario di scudetti vinti dalla Juve rispetto alle altre “grandi” del calcio italiano, scartando a priori quella che evidentemente reputa la più congrua, gli arbitri.

La Juventus ha vinto 31 scudetti, vale a dire ha disputato 31 campionati in cui è arrivata prima. Sulla base di un processo discutibile e dai moltissimi lati ancora oscuri, uno le è stato revocato e non assegnato e un altro revocato e assegnato all’inter.
I nodi sono due e sono differenti, osserviamoli separatamente.

Il primo scudetto revocato e non assegnato riguarda il campionato oggetto dell’indagine Calciopoli rinominato dalla Gazzetta dello Sport Moggiopoli, nonostante fossero coinvolte numerose squadre nell’inchiesta dal Milan alla Fiorentina.
In questo caso la Juventus chiede parità di trattamento rispetto agli altri club che per le stesse azioni hanno ricevuto pene esigue al confronto, quasi ridicole, aggiungo io.
Ad oggi è ancora incomprensibile il fatto che le telefonate di Moggi fossero più gravi di quelle di Meani (milan) che ad ascoltarle paiono invece persino più compromettenti.
Inoltre dall’inchiesta, cosa gravissima, furono cestinate decine di telefonate di Facchetti (inter) ai designatori in cui parlano di arbitri e di griglie, non mi sostituirò al pubblico ministero né tantomeno al giudice nello stabilire il grado di gravità delle stesse, ma da sportivo avrei voluto che quelle intercettazione fossero state inserite nel processo e avrei altresì voluto che anche l’inter finisse nel banco degli imputati cosa che gli avrebbe poi impedito di cucirsi sulle maglie uno scudetto che non gli è mai appartenuto.

Il secondo scudetto è una storia ancora più losca e sinistra in quanto non esistono intercettazioni al riguardo ed era fuori dall’inchiesta Calcipoli, nonostante ciò il commissario speciale nominato al tempo, Guido Rossi, con un trascorso in telecom e un ben più compromettente presente da tifoso interista, alla guida di un fantomatico comitato di saggi decise la revoca dl titolo e l’assegnazione dello stesso all’inter.

Queste sono le due forzature che 14 milioni di italiani non sopportano e non digeriscono e non si tratta di rispettare o meno una sentenza partorita in 10 giorni scarsi, si tratta di capire per quale motivo le intercettazioni dell’inter furono nascoste e capire per quale motivo un commissario straordinario, certamente non terzo rispetto ai protagonisti, forzò il regolamento fino a sbriciolarlo tanto da legiferare su un campionato che era rimasto fuori dall’inchiesta e che ad oggi è pulito e cristallino.
Quindi non si potrà mai affrontare serenamente il problema finché questi nodi non verranno sciolti.

Inoltre la scelta di Andrea Agnelli di togliere le stelle dalla maglia è per ora la scelta giusta, la Juve ha vinto 31 scudetti e quindi è già legittimata ad avere le tre stelle sul petto, ma considerando che la Lega per ora risponde solo con un muro di gomma non sarebbe giusto attendere il prossimo scudetto, il trentesimo secondo i puristi dell’almanacco, per esporla perché sarebbe un gesto indiretto che darebbe ragione a chi, in barba di qualsiasi legge e del buonsenso operò in modo scellerato nel 2006.

Veniamo all’ultimo aspetto dell’articolo di Sconcerti.
Perché la Juve ha vinto cosi tanti scudetti più di inter e milan?
Semplice.
Noi avevamo in squadra gente come Zidane e DelPiero, Nedved e Davids, gli altri no e strapagavano gente come Recoba o Materazzi.

lunedì 6 maggio 2013

CAMPIONI - TRENTUNO - CAMPIONI


Diciotto metri di base e venti di altezza. Trecentossesanta metri quadrati, queste le misure del tricolore steso allo Juventus stadium con impresso il numero TRENTUNO!
Si TRENTUNO, gli scudetti vinti dalla Juventus, un numero stampato ovunque nella festa scudetto di ieri pomeriggio, un numero portato in sfilata sulle strade di Torino, tra una folla di 300mila tifosi in estasi.

Non c’è nemmeno più bisogno di dire nulla, sono 31. La Juve di Andrea Agnelli lo ha consacrato perché la storia non si cancella!!

Non c’è più bisogno di acrobazie verbali, niente più futili distinzioni tra almanacchi e campo, tra processi e cuore. La Juve ha vinto il 31° scudetto della sua storia! Punto!

Ancora il 5 maggio, una data magica per i colori bianconeri che celebrano cosi il famoso scudetto del 5 maggio strappato all’ultima giornata all’inter, tra fiumi di lacrime, da materazzi e ronaldo.. goduria alla stato puro!

Onore ai giocatori, al tecnico, ai dirigenti e al presidente per aver saputo prendere una squadra umiliata dalla gestione Elkann/secco/blanc/gigli e averla portata in cielo! La dove naturalmente deve essere, tra scudetti e supercoppe in attesa del sogno Champions.
Si la Champions, oggi siamo distanti anni luce dalle big europee, ma non solo per questioni economiche, ma di mentalità e preparazione fisica.
Veder giocare il Bayern è poesia per il cuore, una strapotenza fisica al servizio di un gioco offensivo corale che non ha eguali al mondo.
Siamo lontanissimi e Conte lo sa, per questo ha chiesto un chiarimento alla società, per vincere in europa serve una campagna acquisti estiva di personalità, serve innestare la rosa di elementi di primissima fascia che alzino la famosa asticella di cui parla Antonio da diverse settimane, perché i n una rosa di campioni anche i gregari rendono meglio.
Considero le parole di Conte uno schiaffo a mano aperta verso quei tifosi Juventini troppo provinciali chiusi nel ghetto sterile del loro tifo. Amare la Juve significa esattamente dire ciò che ha detto Conte, bisogna alzare l’asticella, mi auguro che anche parte dei tifosi Juventini svestano i panni del tifoso cieco e bigotto e indossino quelli del tifoso moderno, di chi non ha paura e vergogna di ammettere i propri limiti. Solo cosi si può crescere e migliorare.

venerdì 26 aprile 2013

l'arcobaleno Tim

Il fatto è questo.
Durante la partita Juve – Milan (vinta uno a zero dai bianconeri su rigore di Vidal) la curva Juventina è stato protagonista di una gigantesca coreografia che apparentemente poco si addiceva cromaticamente all’evento, considerando che si trattava di un enorme arcobaleno formato da migliaia di bandierine colorate messe a disposizione del pubblico dalla società.
Successivamente si è scoperto che quelle bandierine erano state fornite dalla Tim in un’operazione commerciale molto simile ad uno spot.
Questo il contenuto scritto sul retro delle suddette
Juventus – Milan. Io c’ero! Agitando la bandierina parteciperai a una coreografia organizzata da Tim. Le riprese potranno essere pubblicate sui social network di Telecom Italia”.
Fonte: Il fatto quotidiano.

La polemica è viaggiata in rete su un doppio binario.
Il primo riguardava l’opportunità di prestarsi a questa operazione commerciale, come se i tifosi fossero stati svenduti per un pugno di euro, prestati alla Tim per imbastire un mega spot pubblicitario semi.mascherato.
Il secondo riguardava l’opportunità che questa cosa fosse fatta a favore proprio della Tim, una società che veniva considerata ostile dai tempi di calciopoli.

Riguardo il primo binario credo che la polemica sia fiacca.
Oggi nel calcio e nel mondo tutto gira grazie alla pubblicità, l’esistenza stessa del calcio come sport professionistico è legata alla pubblicità con un cordone ombelicale virtuale.
Senza sponsor, senza tv, senza pubblicità non sarebbe esistito nulla di ciò che conosciamo, in questo scenario , sicuramente pessimo, è surreale concentrare il proprio dissenso solo per questo aspetto marginale.

Riguardo il secondo binario la polemica è ancora più fiacca.
Prima di tutto la Tim è già sponsor da anni della seria A ed anche con i suoi soldi il mondo del calcio ha marciato e marcia tutt’ora.
Le intercettazioni del 2006 non furono fatte da un Tim ostile alla Juventus per statuto societario, ma furono commissionate dall’inter e pagate da pirelli, in un giro malato (quello si) tra uomini tra loro legati da amicizia e fede calcistica e da gregari in posti chiavi che hanno agito per motivi personali più o meno futili.
LA colpa, anche in questo caso, non è oggettiva della società, ma personale di quegli uomini che hanno tradito il proprio lavoro e la propria società. Che sia chiaro.
Inoltre non vedo l’opportunità di tutto questo integralismo quando in società abbiamo ancora gli uomini della serie B. Da jhon Elkann fino a Blanc passando per Montezemolo.
Qui si rischierebbe di deragliare troppo dai “binari” di cui sopra. Però non sarà mai troppo tardi capire ed ammettere che la serie B e il resto furono in gran parte danni da “fuoco amico”, se non ci fosse stato perlomeno convivenza da parte dell’allora società bianconera nulla di ciò che è accaduto sarebbe realmente accaduto.
Non sarà mai troppo tardi ammettere laicamente che i dirigenti di allora, e non la Tim o Moratti, barattarono un ricorso al Tar (che avrebbe riportato la Juve in serie A bloccando il campionato Italiano) con una serie B con penalizzazione leggera.

mercoledì 17 aprile 2013

mano 6


Non è la temperatura ambientale, che viceversa volge all’estate, ma le giornate che separano la Juve dal secondo titolo consecutivo, 31° della sua storia, con buona pace dei moratti di turno, 29° per gli amanti degli almanacchi cosi tanto cari ai tifosi interisti che né conservano copia sul comodino accanto alla bibbia.
Ragion per cui il prossimo anno esibiremo sulle nostre gloriose maglie la terza stella alla faccia di chi nel 2006 tramò con tutta la forza di “un impero finanziario” per distruggerci.
A quel punto gli almanacchi potranno metterseli dove vorranno, qualche suggerimento potrei anche darlo su richiesta.
Il più 11 dal Napoli scaturisce da una gara perfetta contro la Lazio e dalla doppietta del guerriero Vidal. Le sue prime parole in bianconero furono: “non mollo mai”, diceva il vero!

Ovviamente la prossima stagione non sarà cosi “semplice” per noi.
Il Milan sta ricostruendo affidandosi a giovani talentuosi, l’inter, viceversa, alla vecchia maniera, cioè con il portafoglio di “babbomoratti” tutto gonfio.
Un articolo sul corriere della sera (di milano), tanto per rimanere in “famiglia”, giorni indietro dava la notizia che il 20% della Saras era stata venduta ai russi e si ipotizzava che questo affare avrebbe giovato all’inter per ovvie ragioni.
L’articolista dimenticava una cosa fondamentale.
Per decenni l’inter ha speso montagne di milioni di euro per vincere a stento qualche coppa italia, il loro problema non è mai stato questo. Il loro problema era che non avevano qualità in chi doveva costruire la squadra, in chi doveva allenarla. Per vederli vincere si è dovuto attendere l’anno di grazia 2006 e un tal guido rossi che gliene servì uno a tavolino. Una comica che segna una delle pagine più tetre del calcio italiano.

Mentre l’inter si prepara a spandere per i quattro venti gli euro russi, la Juve gioca di rimessa il calcio mercato prossimo venturo.
Ogni trattativa e interessamento sbandierato a destra e a mancina, resoconti e cronache dettagliate su ogni giornale, aste improbabili per i top player e tanti futuri parametri zero all’orizzonte.
Del resto Marotta ha già gettato gas lacrimogeno sugli entusiasmi del popolo bianconero, i soldi non ci sono e quei pochi rimasti andranno per la solita tecnica di infoltimento della rosa, una pratica cosi orrenda che non sarà mai tardi abbandonare.

Sarò davvero curioso di vedere nei prossimi mesi il mercato in uscita. Capire il futuro di Matri e Quagliarella che insieme non fanno il polpaccio sinistro di Ibra, capire il futuro di giovinco che è tornato alla Juve apparentemente solo per prendersi uno stipendio d’oro ed infine comprendere il destino del sontuoso campione mondiale Bendtner.
Curiosità, le mie, che spero abbiano presto risposte.